Anche tu sei un utilitarista?

Spesso la parola “utilitarista” è usata in senso dispregiativo per definire qualcuno che pensa solo all’utilità (magari personale) di un’azione, senza tenere conto dei tanti altri fattori che sono in gioco nel momento in cui una persona è chiamata a fare una scelta. Ma è questa una giusta definizione? E’ certo vero che l’utilitarismo, nella sua formulazione iniziale come teoria morale sviluppata da Jeremy Bentham, è stato aspramente criticato. Infatti, nella valutazione dell’azione morale, esso non prescriveva di considerare le intenzioni che muovevano l’azione e giudicava quest’ultima buona o cattiva solo tenendo conto delle sue conseguenze. Un’azione buona era quella che, secondo il  “calcolo felicifico”, generava “la massima felicità per il maggior numero”.  Tutti i successivi sviluppi di questa teoria morale e le precisazioni e specificazioni che sono state fatte anche dai diretti discepoli di Bentham, come J. S. Mill, miravano a rendere questo calcolo meno “arido” e più attento anche alla qualità dei beni che le azioni producevano.

Tuttavia sembrano esserci situazioni in cui l’arido calcolo utilitaristico viene proposto ancora come l’unico mezzo possibile per scegliere il corso di un’azione. E’ quello che emerge, a ben vedere, nel test proposto dal MIT col nome di Moral Machine. 

Il test ci mette davanti a delle situazioni in cui bisogna scegliere il minore tra due mali e l’impressione generale che si ha (o almeno l’impressione che ha avuto chi scrive questo articolo) è che il test non spinga molto a tenere conto dell’aspetto deontologico nella scelta morale, ovvero della questione della regola da seguire a prescindere dall’esito dell’azione.

Mi spiego meglio. Durante questa simulazione ci troviamo a scegliere su chi dovrà piombare una macchina con i freni rotti, causandone la morte. Alla fine, quando ci si trova a scegliere “il minore tra i due mali” e il test propone il possibile scontro del veicolo con due anziani che attraversano col semaforo verde o, in alternativa, con tre bambini e una donna incinta che attraversano col rosso, la scelta sembra ricadere quasi in modo naturale sulla seconda opzione, almeno per quel che ci riguarda.

Alla fine il test, tenendo conto dei parametri che sembra tu abbia considerato per decidere chi lasciar morire, ti mostra come ti sei posizionato rispetto alla media di chi ha eseguito questo test.

Noi ci siamo sentiti, nostro malgrado, decisamente utilitaristi, e voi?

Comincia la simulazione:  http://moralmachine.mit.edu/

Oriana Mancusi

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