L’ultimo comunista di Genova

Di Vincenzo Fiore

Gelasio Adamoli, figlio di Vincenzo e Consiglia Renzullo, nacque il 30 marzo 1907 a San Potito Ultra, in provincia di Avellino. Nonostante fosse irpino di nascita, trascorse gran parte della sua vita lontano dalla terra d’origine. La morte prematura della madre sconvolgerà la sua infanzia, passata per la maggior parte del tempo in Abruzzo, a Teramo. Il 21 gennaio 1921, quando Adamoli ha soltanto quattordici anni, nasce a Livorno quello che sarà il più grande Partito Comunista occidentale, sotto la guida di Antonio Gramsci e Amadeo Bordiga. Il giovanissimo Adamoli, influenzato dal padre Vincenzo, rimane affascinato dal marxismo e nel 1926, appena diciannovenne, collabora alla fondazione della sezione comunista di Teramo. Nello stesso anno però, Mussolini scioglie ufficialmente tutti partiti e dal quel momento la famiglia Adamoli è costretta a svolgere clandestinamente la propria attività politica. Conseguita la laurea in economia presso l’Università di Genova (allora Regio Istituto Superiore di Scienze Economiche e Commerciali) lavora per alcuni anni presso la Cassa di Risparmio di Genova e collabora alla “Rivista di Ragioneria” curandone una rubrica e si trasferisce definitivamente nel capoluogo ligure. Il 10 giugno 1940 dal balcone di piazza Venezia, il Duce annuncia l’entrata in guerra dell’Italia. Adamoli parteciperà al conflitto mondiale con il grado di tenente di artiglieria. Dopo le numerose sconfitte dell’esercito italiano e le migliaia di vittime, l’8 settembre 1943 Badoglio annuncia l’armistizio: «Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza». Dopo questo proclama, Adamoli, in compagnia del fratello Altobrando, inizia una lunga attività di resistenza, prima in Abruzzo, dove partecipò a Teramo alla battaglia di Bosco Martese, poi nel 1944 a Genova dove fu dapprima capo delle Squadre di Azione Patriottica (SAP) della città e in seguito comandante di brigata. Nel dicembre 1944 Adamoli viene arrestato dalle truppe nazifasciste e sarà liberato solo dopo la fine del conflitto. Nel dopoguerra iniziò una brillante carriera, prima come vicequestore di Genova per i meriti acquisiti nella lotta partigiana e successivamente diventò membro della direzione provinciale del Partito Comunista genovese. Grazie alle sue testimonianze, vengono individuati i colpevoli della strage di Portofino del dicembre 1944 durante la quale la follia fascista aveva fucilato ventidue persone. Il 4 dicembre 1946 il Partito Comunista vince le elezioni amministrative con 121.203 voti (39%) e il 23 febbraio 1948, dopo un cambiamento di giunta, Adamoli diventerà il secondo e ultimo sindaco comunista di Genova, rimanendo in carica fino al 15 giugno 1951 (a cui seguirà una ventennale egemonia democristiana), impegnandosi nel difficile progetto di ricostruzione della città e dei luoghi di cultura (come il Teatro Carlo Felice) già avviato dal predecessore e compagno Giovanni Tarello. Terminata l’esperienza da sindaco, collaborò a “L’Unità ligure” della quale divenne direttore per circa sei anni. Alle elezioni politiche del 1958 il PCI guidato da Togliatti si conferma il secondo partito italiano e Adamoli viene eletto deputato. Rimarrà fra i banchi parlamentari fino al 1972. Ritiratosi dalla scena politica, muore a Genova il 30 luglio 1978. Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini disse di lui: «Era un uomo retto, devoto alla causa della libertà. Come Sindaco di Genova riuscì a farsi amare anche dagli avversari politici più tenaci per la limpidezza della sua coscienza, per la sua onestà ed imparzialità». Dopo la sua morte, gli eredi hanno donato al “Centro Ligure di storia sociale” la sua ricca biblioteca e il suo carteggio. Sul sito della Camera dei deputati è possibile visionare i suoi 52 progetti di legge presentati e gli 83 interventi effettuati.

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