Lettera dall’inferno dell’anorressia

Lettera da chi è uscito dal tunnel dell’anorressia:

Non è divertente, non è glamour. O meglio, lo era, all’inizio, mentre muoveva i primi passi. Ti guardi intorno e scopri che puoi essere ciò che vuoi, e diventi invincibile; sorpassi con un balzo tutti quegli stronzi che ti hanno sempre guardata dall’alto in basso. Non ti senti bella, non percepisci l’autostima che cresce, ma le persone cominciano a preoccuparsi, a farti domande, a guardarti diversamente. E questo ti rende euforica e ti convinci che finalmente le cose possano prendere la piega giusta. Il controllo è tanto soffocante che finisci per perderlo ed è lì, in quel momento di rottura, che arriva un’onda di merda a travolgerti, lasciandoti impotente. Diventi impotente mentre l’immagine di te stessa che avevi costruito con tanta sollecitudine si impossessa di tutti i tuoi sogni, di tutte le aspettative e i progetti, e li brucia con un accendino. Non è divertente, non è glamour. Perdere i capelli non è alla moda, non uscire per la paura di non essere abbastanza magra non è affascinante. Fa paura e soprattutto ti divora dentro. Percepisci la tua ossessione crescere a dismisura senza avere la volontà di fare qualcosa; è proprio lei che ti manca, la volontà di reagire. Non c’è voce di psicologo, genitore, amico o fidanzato che tenga: tu vedi solo i tuoi numeri, e vuoi solo sognare le tue ossa che sporgono sempre più. Il cibo diventa un nemico da combattere, e i pasti condivisi, i quadretti più spensierati, vengono accuratamente evitati o vissuti con l’ansia a fior di pelle. Sì, con ansia: gli attacchi di panico ogni volta che il tuo corpo ti chiede disperatamente di mettere qualcosa sotto i denti, i sensi di colpa di una cena più abbondante ti perseguitano. E tu non puoi scappare, perché è tutto nella tua testa, e da lì non si scappa. I sentimenti sono pericolosamente inibiti, e la vita procede come un encefalogramma piatto; perdi qualunque terreno e ti ritrovi appesa ad una fune, indecisa se cadere o no. L’attaccamento alla vita è troppo grande per lasciarsi andare, ma la violenza fisica e emotiva è tanto grande che senti a trovare l’energia per rimanere qui, al mondo. Guarire non è un percorso di espiazione dei tuoi peccati, non è un viaggio alla scoperta di te stesso, non ti cambierà la vita. Anzi lo farà, ma capirai che non era necessario arrivare fino a quel punto. Non è vitale arrivare sul punto di perderla, la vita, per poi recuperarla e convincersi che va bene così. Non va bene così.

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