Plotino: il Principio Assoluto

Di Chiara Sessa

Il concetto di Assoluto, inteso come principio autentico e originario di ogni cosa e di ogni determinazione, è fondamentale nell’intera tradizione neo-platonica. La nozione di “Primo Principio” è riconducibile al concetto di Assoluto: esso risulta trascendente rispetto ad ogni realtà in quanto posto al di là della totalità dell’essere. Il carattere dell’assolutezza del Principio è ribadito da autori quali: Plotino, Proclo e Damascio.

Per Plotino la riflessione sulla natura del Principio Primo (Uno -in- sé e Uno-Bene) è incentrata sul carattere della sua originarietà. Esso per risultare tale deve venire concepito al di là di tutto ciò che è, quindi assolutamente semplice rispetto ad ogni possibile forma di determinazione. L’Assoluto si delinea anche come posto al di là dell’essere e del pensiero. L’autentica arche viene intesa nell’ambito della speculazione neoplatonica come nessuna di tutte le cose ma, al contempo, anteriore a tutte. Una significativa immagine, cui Plotino ricorre per descrivere la natura dell’arche ton panton rispetto alla totalità del reale che da esso deriva e dipende, è quelle del centro rispetto ai suoi raggi. Questa analogia spiega come da un’unica origine (dal centro del cerchio che rimane di per se stesso fisso ed immodificato) derivi e dipenda la molteplicità dei livelli costitutivi del reale, i raggi del cerchio, i quali pur nella loro intrinseca molteplicità convergono nel loro insieme verso l’unità  ossia verso quel cerchio dal quale dipendono.

L’Uno in sé, centro e origine di ogni cosa, risulta trascendente rispetto ad ogni altra forma di determinazione, ciò significa che ad esso non è possibile riferire alcun predicato. Non vi è infatti nessun nome che possa essere attribuito a quell’assoluta semplicità che non è nessuna di tutte le cose. Alla luce di queste considerazioni si comprende perché Plotino afferma che l’Uno è ineffabile. L’Uno in sé o anche Primo Dio, nella prospettiva plotiniana, viene concepito in termini aferetico-negativi: come nessuna di tutte le cose. Il Primo Principio permane in se stesso immodificato e da esso trae origine la molteplicità del reale. La prima forma di determinazione che viene a sussistere a partire dal Primo Principio è quella che contraddistingue la natura della seconda ipostasi, vale a dire il Nous (la realtà intellegibile nella sua uni-molteplicità). Il Principio Primo è il fondamento primissimo dell’identità tra essere e pensiero e nella sua natura non si manifesta alcuna forma di differenza o dualità. Esso permane in se stesso ed è invariabilmente ciò che è.

Per Plotino il Principio è origine assolutamente prima, in quanto causa di se stesso e fondamento autentico dell’identità tra essere e pensiero, ovvero dell’essenza stessa della totalità unitaria della realtà intellegibile. Non è possibile infine giungere ad un’effettiva forma di conoscenza del Principio come di un qualunque oggetto di pensiero: esso non può venire autenticamente pensato e conosciuto.

Dell’Uno-Bene è possibile fare esperienza attraverso una sorta di contatto.[1]  Questa sorta di contatto ed esperienza avviene quando viene meno la differenza, proprio perché l’Uno non implica in sé l’alterità. Ci viene proposta una sorta di descrizione fenomenologica del modo in cui si deve realizzare la contemplazione. Essa implica l’eliminazione della differenza: chi giunge a contemplare l’Uno non vede esso come diverso, bensì come una sola cosa con se stesso (ekastis e aplosis). Nell’ottica plotiniana al fine di cogliere l’Uno nella sua identità priva di relazione, è necessario liberarsi e fuggire da ogni forma di differenza divenendo semplici come il Principio Assoluto. La celebre espressione plotiniana, “fuga da solo a solo”, marca questa identificazione con “l’assolutamente identico”. Raggiungere l’origine autentica, entrare in contatto con l’Uno, significa liberarsi e fuggire da ogni forma di molteplicità.

Tale è la vita degli dèi e degli uomini divini e beati, che è liberazione dalle cose di quaggiù, è vita che non trae piacere dalle cose del mondo, è fuga da solo a Solo.

 

 

 

[1] In Enneadi (VI) 9 (9) Plotino descrive in che modo possa avvenire il contatto con il Principio.

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