Intervista a Fabio Privitera, uno degli aforisti più noti sul web

  1. Fabio, molti ti conoscono già come poeta e aforista, soprattutto nei social. Come mai hai deciso di scrivere un romanzo?

Mi è sempre piaciuto scrivere e raccontare storie, anche se questo non è stato il campo in cui mi sono maggiormente espresso pubblicamente, finora. Ho scritto diversi brevi racconti e credo che il romanzo sia il mezzo migliore, come le favole, per trasmettere un messaggio. La storia diventa quindi un supporto, qualcosa che permette di fissare meglio nella memoria di chi legge ciò che si intende davvero dire: la vita, l’amore, le relazioni affettive, ecc. Cominciai a scrivere questo romanzo sette anni fa, quando ero già abbastanza conosciuto come poeta e aforista e avevo appena tirato la testa fuori dal sacco, diciamo così, lasciando perdere nickname e pseudonimi per cominciare a firmare col mio nome ciò che scrivevo. Avevo quindi iniziato ad acquisire sicurezza nei miei mezzi così decidi che avrei scritto un romanzo per raccontare ciò che avevo appreso dalle mie esperienze.

 

  1. Quando hai deciso di scrivere di questo romanzo, avevi un’idea ben precisa o ti sei lasciato trasportare dal momento?

È stato un po’ e un po’. L’idea di fondo di come cominciare un romanzo, nel senso di accadimento da cui fare emergere la storia, mi venne durante un viaggio in treno. Ero coi miei coinquilini di allora e uno di loro raccontò di come il padre, che lavorava per le ferrovie, lasciasse alcuni libri nel treno d’andata, sapendo che sarebbe stato lo stesso del ritorno e che quindi li avrebbe ritrovati. Mentre parlava, io mi sono immaginato un libro, o un diario, perduto da qualcuno e ritrovato da qualcun altro. Quest’ultimo sarebbe poi stato spinto dalla curiosità a ritrovare il legittimo proprietario. Mi mancava però l’intreccio vero e proprio, e in quel momento forse anche la carica emotiva necessaria a buttare giù i primi paragrafi. Tutto ciò arrivò qualche mese dopo, con l’incontro di una donna che ha segnato in modo profondo la mia vita, sia in quel momento che in seguito. Ci furono però, all’inizio, una serie di incomprensioni, per le quali ci lasciammo e non sentimmo più per molte settimane, finché non ci fu un primo riavvicinamento che mi portò a pensare ci fossero ancora delle possibilità. Ecco lo scatto emotivo: mi alzai alle 4 del mattino e buttai giù il primo capitolo. Il giorno dopo feci altrettanto col secondo e poi più nulla per mesi. Le storie o si vivono o si scrivono, diceva Pirandello e io in quel momento avevo necessità di viverla. Una volta però che fu conclusa e sufficientemente rielaborata, fui pronto per finire di scriverla, non proprio uguale così come non siamo propriamente né io né lei i protagonisti, ma c’è sicuramente l’imprinting di molti aspetti del carattere di entrambi.

  1. Questa è la tua prima pubblicazione. Prima di questo romanzo ti eri già cimentato in altri tipi di produzione, incompiuta o rimasta inedita?

Il primo romanzo, in realtà, cominciai a scriverlo a 17 anni. All’epoca le mie uniche letture erano quelle di divulgazione scientifica e, di conseguenza, presi a scrivere di fantascienza e fantasy. Non ebbi mai il tempo né la voglia di completarli. Di uno, ne persi molti capitoli in seguito a un attacco hacker, degli altri scrissi ben poco. Mi venne però all’epoca l’idea di scrivere una trilogia particolare. In realtà ogni romanzo doveva trattare un genere diverso, un fantasy, un horror e una storia d’amore, ma i protagonisti di ognuno sarebbero ruotati all’interno di una stessa classe di liceo. In pratica ogni libro aveva, oltre i veri e propri protagonisti, anche i protagonisti degli altri due romanzi. Quest’idea è qualcosa che ho inserito anche ne “Il principio delle Nuvole”.

  1. Come sei arrivato a scegliere il titolo?

Accadde più di quattro anni fa e fu letteralmente un sogno a suggerirmelo. C’erano stati dei titoli provvisori ma nessuno mi soddisfaceva. Una notte, sognai invece di una delle mie migliori amiche che teneva il romanzo tra le mani, già finito ma con la copertina completamente bianca. Mi chiese “Come si intitola questo romanzo?” ed io con fermezza le risposi “Il principio delle Nuvole”. Quando mi svegliai cercai di capire se mi stessi riferendo a questo romanzo, che all’epoca era fermo a un centinaio di pagine, o qualcun altro che avevo in mente. Ci pensai un po’ e scrissi una frase per capire intanto cosa fosse questo “principio delle nuvole”

“Quando si comincia qualcosa c’è sempre un misto di ansia ed entusiasmo che avvolgono il sentimento di curiosità che accompagna il cambiamento. Entrambi, ansia ed entusiasmo, spingono verso il polo di tale principio, come l’equilibrio tra le correnti e l’umidità al principio delle nuvole.”

Una volta scritta questa frase capii anche ciò che accomunava i due protagonisti, ovvero la tensione verso la scelta e, di conseguenza, il cambiamento. Diciamo anzi che il sogno e il titolo avevano dato nuova verve al mio desiderio di completare l’opera e anche una direzione ben precisa, infatti, durante quell’estate scrissi molto, ma solo due anni fa sono riuscito a completare la prima stesura.

  1. Parlaci dei personaggi principali.

Eduardo e Aurora sono i due protagonisti che si alternano nella narrazione da capitolo a capitolo. Non è stata una scelta premeditata. Accadde che quando finì di scrivere il primo capitolo con la voce di Eduardo, in quel momento ho pensato a come potesse aver vissuto Aurora la stessa scena, soprattutto quali fossero state le motivazioni che l’avevano spinta a mostrare l’atteggiamento che lo stesso Eduardo aveva avuto modo di osservare.

Sono personalità antitetiche, eppure accomunate da una forte sensibilità. Ciononostante, Eduardo non riesce a manifestarla pienamente, anzi la sua vita è caratterizzata da forti slanci emozionali che poi perde, assorbito da altro, dalla propria ruotine. Si distrae e ben presto le sue relazioni arenano nell’abitudine e si svuotano. Fa una marea di buoni propositi, che non porta mai a termine, ne soffre ma non è in grado di uscire dallo stallo. Persino quando è lì lì per prendere una decisione, la sorte lo beffa è lo anticipa.

Aurora invece è molto ferma nei valori che le sono state trasmessi soprattutto dal padre, che considera il proprio modello di uomo e il suo punto di rifermento, anche se è proprio la stima che ha verso di lui e il mancato appoggio da parte della madre, a dirigere le sue scelte, persino di sposare un uomo che non amava e lasciare quello che avrebbe voluto. Fin quando non subentra la malattia del padre, che causa un terremoto familiare che la portano a rompere la propria passibilità, non riuscendo più a sopportare la gabbia dorata in cui lei stessa si era lasciata intrappolare. Decide di cambiare di netto la propria vita, almeno per un periodo, lasciandosi alle spalle tutto ciò da cui si sentiva oppressa.

Le emozioni e i sentimenti dei due protagonisti si alternano nella narrazione, raccontano due facce della stessa storia. Nel romanzo viene citato spesso un diario, ma io stesso rileggendolo mi sono reso conto che i diari sono due, quello di Aurora e quello di Eduardo, che nonostante la loro diversità mostrano infine le stesse paure e le stesse tensioni verso il cambiamento, pur agendo poi in modo differente. È questo che crea la forte empatia e affinità tra loro, ciò che li lega fino a farli sentire parte di un’unica entità.

  1. Uno dei temi principali del tuo romanzo è il cambiamento. Cos’è per te il cambiamento e come si realizza nei tuoi personaggi?

Come ho anticipato parlando del titolo, questo tema è stato una scoperta. Non ci avevo pensato fin quando non feci quel sogno e, comunque, ha profondamente modificato la direzione del romanzo stesso. Cos’è il cambiamento per me? Per me è innanzitutto trovare il proprio senso, il proprio divenire, comprendendo e accettando che nulla esiste per sempre a meno che non esista già da sempre, che è il reale significato della frase in quarta di copertina: “Il tempo separa solo chi non si è mai appartenuto.” Il cambiamento, quindi, coincide con la consapevolezza che per stare bene con noi stessi e trovare la felicità, dobbiamo innanzitutto comprendere cos’è il superfluo, la zavorra, che non ci permette di staccarci e che è davvero qualcosa di cui non abbiamo necessità. Questo, affinché possiamo scorgere ciò che è davvero essenziale per noi e, più che sceglierlo, tendere ad esso. Comprendere però non basta, occorre che ci sia una spinta emotiva, un’energia che ci porti fuori dalla zona confort e ce ne tenga lontani per un tempo sufficiente a accettare la nostra nuova condizione. Altrimenti torniamo indietro. È come rimanere sulla soglia, sia che si tratti di sofferenza o di felicità (si può temere anche la felicità), e convincersi che stiamo già soffrendo (o che quella sia la felicità tanto agognata). Invece siamo solo in attesa che la porta si chiuda, che qualcuno la chiuda, non stiamo affatto attraversando quel sentimento che temiamo. Una volta però che subiamo la spinta emotiva sufficiente, entriamo dentro la stanza, tocchiamo la sofferenza, la assorbiamo in parte, la attraversiamo e finalmente l’abbiamo vissuta, possiamo rielaborarla e comprendere perché è accaduta e perché avevamo bisogno che accadesse.

Questo è quanto realizzano i protagonisti. Aurora attraversa la soglia della sofferenza per suo padre. Eduardo quella della sua zona confort, del procrastinare affinché le situazioni si risolvano da sé.

  1. Quali sono gli altri temi presenti ne “Il principio delle Nuvole”?

Il principio delle nuvole nasce come una storia d’amore, un amore che ha origine da un vero e proprio colpo di fulmine ma che si manifesta poi in qualcosa di più radicato. Un’empatia che li accompagna nella scoperta dei loro stessi limiti, incontro dopo incontro. L’altro tema è quello della famiglia, dei legami con la propria terra. Entrambi, Eduardo e Aurora, sono siciliani, ma, come per altre cose, hanno un atteggiamento molto diverso nei confronti delle loro origini e riguardo la propria famiglia. E poi c’è il tema più duro, rappresentato dalla difficoltà e la sofferenza del vivere la malattia di un genitore, che finisce per coinvolgere entrambi i protagonisti, in una stretta empatica che provocata da un profondo transfert dell’uno nell’altra, svelando ancora una volta limiti e inaspettate risorse che li aiuta a superare il momento di massimo sconforto. Affiora in tutto questo un accenno di resilienza.

 

Quali sono i progetti futuri?

Continuare a scrivere e perfezionarmi. Ho cominciato a lavorare sia a una silloge, composta sia da aforismi che da poesie sia al secondo romanzo. La prima è il tentativo di dare un ordine a quanto prodotto in questi anni. Il romanzo invece è la storia di uno dei personaggi che compare ne “Il principio delle Nuvole”. Come ho accennato in un’altra domanda, già in questo romanzo sono presenti i protagonisti di altri libri, uno dei quali è proprio quello che sto scrivendo e che possiede già una trama molto chiara, così come il titolo che per il momento lascio segreto.

 

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